Domani a quanto pare mi laureerò. Ultimo della mia classe, credo. D’altra parte, dopo otto anni d’Università, sarò veramente buon ultimo. Non chiuderò esattamente in bellezza, ma sinceramente me ne frega fino ad un certo punto.
Però fa un po’ strano, che pure il pirla fancazzista della classe, quello che preparava gli esami la notte prima (no, non lo scrivo, quella citazione non la faccio), quello che passava i mesi ad alcolizzarsi ed usciva una sera sì e l’altra pure, la finisca pure lui.
E’ un po’ come la chiusura di un’epoca.
I miei (ex) compagni di classe già lavorano (quasi) tutti, gli ultimi si sono laureati l’estate scorsa. Anche gli amici più piccoli sono tutti in prossimità d’arrivo. Ma loro, beh, è un’altra storia. Stavo pensando più che altro alla gente che conosco da una vita (quindic’anni o, anche più).
Gente che lavora, appunto, o che fa pratica, apprendistato, o insomma, che ha già cominciato anche da tempo a fare “quello che si fa quando si diventa grandi”. Sì, come la risposta al detto “quando sarò grande farò… l’astronauta, il pilota di formula uno…” Oddio, a me di fare il pilota di formula uno non me n’è mai fregato una cippa di nulla, e devo dire che neanche l’astronauta m’ha mai allettato. Ma, dopotutto, chissenefrega. Resta che è la fine di un’epoca, più o meno allungata (per me “più”, per altri decisamente molto meno), e l’inizio di un’altra. Chissà com’è. Sicuramente sarà una palla, pronto a scommetterci (perché l’ottimismo è il profumo della vita).
Classe ‘83, laureati ed entrati nel mondo del lavoro. Quello di chi è “diventato grande”.
E l’ultimo chiuda la porta.
A doppia mandata, che indietro non si torna.

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postato da animamigrante